Dalla parte delle bambine
Aprile 14, 2008 di Eleonora

Ultimissimo libro letto: “Dalla parte delle bambine - L’influenza dei condizionamenti sociali nella formazione del ruolo femminile nei primi anni di vita” di Elena Gianini Belotti. Un testo che tutti dovrebbero leggere, uomini inclusi.
Quello che gli pende, lo difende
PREMESSA
Già nell’Ottocento John Stuart Mill si era cimentato nella stesura di un testo che sosteneva come i caratteri ritenuti specifici della donna fossero un “prodotto di un preciso contesto storico, culturale e sociale“, e non qualcosa di naturale, di intrinseco alla femmina.
Questo condizionamento inizia fin dalla più tenera età, anzi quando siamo ancora nel pancione, e continua per tutto l’arco della nostra vita perché “la cultura [...] si serve di tutti i mezzi a sua disposizione per ottenere dagli individui dei due sessi il comportamento più adeguato ai valori che le preme conservare e trasmettere“.
La Belotti, dunque, ci presenta in questo libro tutti queste pressioni esterne che soprattutto le donne sono costrette a subire per spronarle a rendersi conto della propria condizione ed a ribellarsi di conseguenza.
CAPITOLO 1 - L’attesa del figlio
Da un lato la supremazia del maschio, dall’altra l’inferiorità della femmina: ecco due grandi preconcetti della nostra cultura che, nel passato ed ancora oggi, fanno sentire la loro forza e influenzano il comportamento degli adulti già quando il nascituro è nella pancia e nei suoi primi mesi di vita.
Qualche esempio? Quando si vuole indovinare il sesso del proprio figlio, gli indizi positivi sono associati al sesso maschile, mentre quelli negativi al sesso femminile.
Le madri (e i padri) sono solitamente più accondiscendenti nei confronti del figlio maschio: se è vivace, iperattivo, irruento lo si perdona perché “è così che un maschio deve comportarsi”; al contrario se una bambina si mostra vitale ed energica, la si rimprovera perché come tutti gli individui di sesso femminile deve essere posata, gentile, tranquilla.
Sembra proprio che tutti gli individui, dal momento del loro concepimento, abbiano un “destino preconfezionato” che “un sistema condizionatore adeguato” si impegna a garantire. Ragion per cui le bambine fin da piccine devono imparare a sacrificarsi per gli altri perchè una volta cresciute ci si aspetta, da loro, che facciano compagnia in casa, che si occupino della casa, dei lavori domestici, della cura e della crescita dei figli.
CAPITOLO 2 - La prima infanzia
Dal primo anno di vita fino ai 3 anni i bambini (intendo con questo maschi e femmine indifferentemente) tendono ad imitare e ad identificarsi con le persone con cui sono più in contatto: i loro genitori.
Ovviamente la bambina si identifica con la madre e pensate un po’ che modello si trova di fronte: nella maggior parte dei casi è una casalinga, spesso senza un lavoro fuori casa (perché è lei che deve ovviamente occuparsi della cura della casa e della crescita dei figli), dedita a servire il marito. Il suo mondo è la casa a cui si dedica attraverso “una serie di faccende domestiche miserabili, che si ripetono in continuazione, che vengono vanificate da lì a poco per ricominciare da capo, sempre uguali, in una feroce ristrettezza di immaginazione, opache, fruste, malinconiche, solitarie“.
CAPITOLO 3 - Gioco, giocattoli e letteratura infantile
La Belotti ci spiega chiaramente come anche i giochi, i giocattoli e la letteratura infantile siano un prodotto culturale, frutto di una visione maschilista del mondo.
Provate a rifletterci un attimo: i giocattoli che si trovano sul mercato sono espressamente pensati per i maschi o per le femmine, tenendo bene in mente i diversi ruoli che questi sono destinati a ricoprire da grandi. Per cui le bambine potranno disporre di pentolini e cucinini in miniatura, ferri da stiro, bambole da cullare e da curare, Barbie a cui cambiare continuamente i vestiti, le scarpe o la borsetta.
È veramente triste pensare come fin da piccole, noi donne siamo bombardate da messaggi che ci dicono (direttamente o meno) cosa dovremo essere nel futuro: mogli e madri, addette ai servizi domestici, costrette a sfogare la nostra insoddisfazione nel pettegolezzo, negli acquisti compulsivi di abiti ed accessori per essere sempre carine e graziose. Proprio come il sistema si aspetta da noi. E l’unica cosa che ci viene chiesta è questa: conformarci.
CAPITOLO 4 - Le istituzioni scolastiche: la scuola infantile, elementare e media
Uno sguardo sulle insegnanti (scrivo sulle perché a tutt’oggi è difficile imbattersi in insegnanti di sesso maschile nelle scuole dell’infanzia) delle scuole, che sono le seconde figure di riferimento dei bambini dopo i genitori.
Come fa notare l’autrice, nella scuola materna i bambini e le bambine ritrovano la situazione sociale e la divisione dei ruoli maschile e femminile che hanno già conosciuto in ambito familiare, in quanto “dove ci si occupa di loro gli uomini sono del tutto assenti. E come il lavoro della madre, così quello delle insegnanti non viene percepito come un lavoro vero e proprio“.
E come vengono trattate le bambine? Ancora una volta si fa in modo che siano servizievoli nei confronti degli altri e soprattutto dei maschi più indisciplinati. L’imperativo è piacere, cosa che dovranno tenere bene a mente in futuro per accalappiare un uomo a cui dedicheranno molte energie e molto tempo e, senza il quale, pare proprio che una donna non possa sentirsi realizzata.


















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Una bella recensione… me lo sono messo nella mia whishlist per la libreria
Ciao!